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21/06/2017 | 12:19

Il sequestro era stato eseguito il 15 maggio scorso. Come atto dovuto, sono stati iscritti nel registro degli indagati, Mimmo De Santis, Presidente della societÓ e Pierpaolo Cariddi, nuovo Sindaco di Otranto. I difensori dei due indagati potrebbero proporre ricorso in Cassazione.


Divieto di balneazione le motivazioni del Riesame sul caso Twiga


Otranto. "L’accesso al mare è escluso da un divieto di balneazione disposto da un’ordinanza della locale Capitaneria di porto tuttora vigente". Dunque, soprattutto sulla scorta di tale valutazione, il Riesame (Presidente Maria Pia Verderosa, relatore Antonio Gatto, a latere Anna Paola Capano) ha rigettato il ricorso presentato dai legali del Twiga Beach Club. Intanto, occorre ricordare, Flavio Briatore ha "ritirato" il marchio in attesa degli sviluppi della vicenda giudiziaria.

Il giudice relatore Antonio Gatto, nelle pagine dell'ordinanza sostiene che, sebbene le opere sottoposte a sequestro probatorio siano state realizzate al fine di servire un “accesso al mare” aperto al pubblico, tale possibilità risulta attualmente esclusa da un provvedimento amministrativo sin ad ora mai revocato. Infatti, l’Area tecnica del Comune di Otranto, già in data 16 luglio 2013, ha emesso un’ordinanza di interdizione dell’uso del tratto di costa antistante l’area di progetto della Cerra s.r.l.; la locale Capitaneria di porto, nello stesso anno, ha disposto il divieto di balneazione con un’ordinanza che richiamava quella comunale. Successivamente, la stessa Area tecnica ha emanato un nuovo atto che permetterebbe la balneabilità del tratto di costa antistante l’area di progetto.

Nonostante ciò, non è mai stata revocata l'ordinanza della Capitaneria di porto, la quale continua ad essere valida. Inoltre, sottolinea il Riesame, la revoca del divieto di balneazione ad opera del Comune di Otranto è avvenuta in epoca successiva all’autorizzazione dei lavori. Pertanto, conclude il giudice, i manufatti sottoposti a sequestro probatorio sono stati realizzati nell’ambito di un progetto non autorizzabile.
 
Le motivazioni della sentenza dicono anche altro. Il complesso del Twiga comprende un bar ristorante, un solarium, un’ampia piscina di circa 200 metri quadri ed una piastra in cemento da destinarsi a locale di intrattenimento danzante: dette costruzioni non appaiono funzionali ad una “pubblica fruizione della costa da parte della collettività”. Si tratterebbe, secondo il Riesame, di "una vera e propria struttura turistico-ricettiva, e non un complesso di manufatti serventi un accesso al mare massimamente “eco-compatibili”. Detta struttura, inoltre, risulta “priva di un vero collegamento funzionale e di interscambio con l’accesso al mare", in quanto “divisa da esso con una rete metallica priva di varchi lungo tutto il percorso”, come emergerebbe da un'annotazione di Polizia giudiziaria del maggio scorso.

Inoltre, ritiene il Riesame, anche se come sostenuto dalla difesa gli svaghi pubblici non possono limitarsi alla classica “rotonda sul mare”; tuttavia, la “piattaforma destinata ad ospitare trattenimenti danzanti” appare idonea ad impattare in maniera eccessiva sui valori “ambientali e naturali” di località Cerra.
 
Le motivazioni del provvedimento "rigettano" inoltre la contestazione della difesa, secondo la quale il decreto di sequestro da loro impugnato non abbia finalità probatorie. I giudici del Riesame, invece la pensano diversamente ritenendo che il Twiga non sia stato sequestrato a scopo preventivo, ma esclusivamente "al fine di garantire la proficuità di ulteriori approfondimenti tecnici". La verifica dei luoghi e lo stato di avanzamento dei lavori ”costituisce operazione pregiudiziale ad ogni ulteriore accertamento della legittimità dell’operato degli indagati".

Rispetto alle specifiche violazioni urbanistiche, le difese hanno eccepito che l’ “area di progetto” presso la quale sono stati eseguiti i lavori non rientra nella destinazione “E/3 agricola disalvaguardia paesaggistica”. L'altro rilievo è che tutti i manufatti realizzati sarebbero pienamente amovibili. Infine, gli interventi effettuati rispetterebbero il Piano regolatore generale vigente presso il territorio idruntino. Censure, che vanno rigettate per il Riesame in virtù di un motivo idoneo ad assorbire ogni ulteriore questione: quello del divieto di balneazione nell'area occupata dal Twiga.
 
Il sequestro era stato disposto  il 15 maggio scorso dal sostituto procuratore Antonio Negro ed eseguito dai carabinieri dell'ex Corpo Forestale dello Stato, guidati dal capitano Antonio Arnò. Come atto dovuto, sono stati iscritti nel registro degli indagati, Mimmo De Santis, Presidente della società Cerra che sta realizzando l’opera e l’ingegnere progettista responsabile dei lavori, Pierpaolo Cariddi, nuovo Sindaco di Otranto, per violazioni in materia di “abusi edilizi in zona soggetta a vincolo paesaggistico e occupazione abusiva del demanio marittimo”. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio De Mauro e Adriano Tolomeo per De Santis e dai legali Andrea Sticchi ed il Prof. Giulio De Simone per Cariddi. I difensori adesso valuteranno la possibilità di proporre ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame.




Autore: Angelo Centonze

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